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Spostamenti tra Regioni e nuova fase 2: Dubbi di Costituzionalità.

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  • 27 apr 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 3 mag 2020

Tra i tanti provvedimenti assunti con l'inizio della ormai famigerata Fase 2, che partirà dal 4 Maggio prossimo, vi è il blocco degli spostamenti interregionali per un numero ancora

imprecisato di giorni (se non per motivi di assoluta e comprovata necessità o per motivi di salute), esigenza evidenziata tra gli altri dal presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli. Tale misura andrà infatti a diminuire, almeno nei piani del Governo, le occasioni di contagio causate dagli spostamenti di persone che vivono nelle Regioni tutt'oggi più colpite verso le Regioni come quelle del Centro-Sud, che sembrano essere riuscite a mantenere la curva dei contagi ad un livello sostenibile per il sistema sanitario locale. É qui però che l'intervento

di alcuni importanti costituzionalisti, tra cui il Prof. Alfonso Celotto (ordinario di Diritto Costituzionale a Roma Tre) e Cesare Mirabelli (presidente emerito della Corte Costituzionale) ha sollevato più di un dubbio riguardo la legittimità di un provvedimento di simile portata. Come evidenza Mirabelli in un intervista rilasciata al QN, infatti: "non ci sono confini tra le regioni,

o meglio ci sono geograficamente e istituzionalmente per quel che riguarda la competenza regionale, ma dal punto di vista della libertà di circolazione non ritengo che possano esserci queste barriere", come spiega nel prosieguo dell'intervista infatti, un'idea di questo genere alimenterebbe l'idea già espressa da alcuni Presidenti di Regione (come ad esempio Vincenzo De Luca, ndr) di controllare l'afflusso e il deflusso delle persone dal loro territorio, rischiando di rompere definitivamente il complicato rapporto fra Stato e Regioni, messo già così fortemente alla prova nelle ultime settimane. Al fine di contenere la diffusione del contagio durante la

Fase 2, i criteri di limitazione agli spostamenti dovrebbero basarsi su "elementi concreti di carattere sanitario", e non sulla individuazione generica di un dato territorio (fatto che porterebbe ad esempio al paradosso di potersi spostare dalla provincia di Foggia a quella di Lecce percorrendo 300 km, mentre non verso il Molise, Regione che già da diversi giorni mostra un incidenza di nuovi contagi prossima allo zero); la soluzione costituzionalmente e funzionalmente più utile sarebbe, sempre secondo Mirabelli, quella di tornare alle c.d. "zone rosse" delimitate geograficamente dai confini comunali, con le quali abbiamo imparato a convivere durante le prime fasi dell'emergenza Covid-19. Dello stesso avviso sembra essere anche il Prof. Celotto,

il quale ha affermato in una recente intervista: "Non si possono limitare gli spostamenti tra le Regioni salvo in presenza di comprovate ragioni eccezionali. Avrebbe più senso, in presenza di particolari criticità, attuare delle limitazioni in delle aree più piccole", per il costituzionalista inoltre "dal punto di vista giuridico e costituzionale si sta gestendo male la situazione; bisogna riuscire a mediare la sicurezza sanitaria con le esigenze di tenuta dell’ordinamento,

di unitarietà, di certezza e di credibilità dello Stato". Che insomma il governo Conte, già attaccato duramente dalle opposizioni in ambito di politica economica ed europea, non debba fare i conti anche con grane di natura costituzionale? Salvini, Meloni e co. restano sull'attenti.


A cura di Andrea Cappelli

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