Qualche punto perso da Giuseppe Conte.
- Improve

- 5 mag 2020
- Tempo di lettura: 2 min
Il presidente del consiglio Giuseppe Conte è attualmente la figura più in ascesa della politica italiana. Il premier in pochi mesi si è guadagnato un supporto popolare mai visto nella storia recente del nostro paese.
Grazie all’emergenza Coronavirus il consenso nei suoi confronti è passato da traballante a solidissimo. Questo risultato è il frutto di un’eccellente comunicazione, chiara e diretta, e i cittadini sembrano aver gradito.
Nelle situazioni di emergenza accade inevitabilmente che i cittadini si riconoscano in un capo comune, una figura che possa essere la guida a cui affidare il futuro prossimo burrascoso. Lo conferma anche uno sguardo ad altri paesi, dove lo stesso fenomeno si sta verificando per tutti i premier nazionali, anche i più discussi.
Così, in poco tempo, Conte è arrivato ad avere quasi il 60% del consenso popolare, riscuotendo un giudizio positivo da più della metà degli italiani.
C’è da dire però che proprio ultimamente il presidente del consiglio ha compiuto due piccoli passi falsi che gli hanno fatto perdere qualche punto percentuale.
Questi due errori coincidono con le due ultime conferenze stampa del premier, dove sono venute meno la chiarezza e la sincerità che gli italiani avevano tanto apprezzato finora.
Il 23 aprile 2020, al termine del Consiglio europeo dei primi ministri, evento considerato storico data l’importanza dell’ordine del giorno delle decisioni da prendere, Giuseppe Conte si presenta in conferenza stampa alle 20.15 e concede solamente un minuto scarso ai giornalisti.
Durante quel minuto il premier fa un rapido riassunto dell’incontro, per poi scappare sottraendosi alle domande dei giornalisti.
Questo atteggiamento poco trasparente lascia spazio a riflessioni riguardanti il non raggiungimento dei risultati prefissati. Inoltre, evitando le domande, egli taglia corto qualsiasi tipo di chiarimento o informazioni più dettagliate.
Il secondo passo falso invece è datato 26 aprile 2020, durante la conferenza stampa di presentazione della Fase 2.
In questa occasione Conte si dilunga moltissimo concedendosi quasi un’ora di monologo, in cui illustra pian piano tutti i provvedimenti in vigore dal 4 maggio 2020.
In questo assolo viene meno la chiarezza solita del premier, che aggira gli argomenti più spinosi come se volesse giustificarsi preventivamente, finendo quasi per sfinire l’ascoltatore.
Il premier non ha rassicurato gli italiani, non ha utilizzato parole positive e incoraggianti come invece aveva usato fare in questi mesi; al contrario, è risultato insicuro. Quella mano infilata continuamente in tasca, per almeno venti volte, ha fatto riflettere e ha contribuito a rendere palese la sua titubanza.
Un altro punto ampiamente discusso riguarda i contenuti della conferenza stampa: Conte non fa riferimento ad argomenti fondamentali quali scuola, università, tamponi, test sierologici e app di tracking. Il premier si sofferma a lungo su provvedimenti che riguardano gli atleti con chiaro riferimento alla Serie A, come se questa potesse essere più importante di scienza ed istruzione.
Chiaro, il calcio rappresenta la terza industria d’Italia, ma può meritare più attenzione rispetto al contenimento dell’epidemia?
A questa sensazione di sconforto si sommano le notizie negative che gli italiani non si aspettavano.
Le indiscrezioni precedenti all’uscita del decreto avevano accennato ad una nuova situazione di “semi libertà” a partire dal 4 maggio. Questa libertà non viene concessa e fa riflettere riguardo l’errata gestione della comunicazione.
In conclusione, la figura del presidente del consiglio rimane salda al comando, ma deve essere cosciente che la discesa può essere rapida quanto la salita.
A cura di Gianmarco Aureli





Commenti