Pericolosità del 5G? Niente di più falso.
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- 2 mag 2020
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 3 mag 2020
La telefonia mobile negli ultimi due decenni ha mostrato un progresso tecnologico costante al punto che siamo ormai prossimi all'avvento del 5G, la quinta generazione di tecnologia. Questa tecnologia non ha fatto però in tempo ad arrivare sul mercato (nonostante siano già presenti in commercio dispositivi che la supportano) che sono arrivate le prime preoccupazioni circa la sua pericolosità per la salute; cercheremo dunque di fare un po' di chiarezza.
Il primo dubbio che può venire in mente è relativo alle emissioni di radiazioni, dunque onde elettromagnetiche, delle quali ci occuperemo andando ad analizzare gli standard di sicurezza presenti al momento in Italia, paragonandoli a quelli in vigore nell'UE e a quelli recentemente aggiornati (marzo 2020) dopo 28 anni da parte della ICNIRP "international commision on non-ionizing radiation protection". Tutte e tre le tipologie di standard pongono dei limiti diversificati in base alla diversa frequenza alla quale viaggiano le onde. Questo aspetto è di notevole importanza in quanto andremo ad analizzare frequenze sia minori che maggiori di 6GHz, valore per il quale si ha il passaggio da un limite all'altro; al 5G in italia infatti, tramite il nuovo Piano Nazionale di Ripartizione delle Frequenze (PNRF 2018) del MISE del 5 ottobre 2018 che ha previsto la redistribuzione delle frequenze , sono state assegnate le frequenze relative alle bande di 700MHz, 3,6-3,8 GHz e 26,5-27,5 GHz.
Il primo standard che andremo ad analizzare, anche se in modo sommario per evitare inutili tecnicismi, è quella della ICNIRP, essendo quello su cui sono basati i successivi due, nonostante facciano riferimento alle precedenti linee guide del 1998.
L' ICNIRP fornisce limiti per quanto riguarda parametri quali onda elettrica, magnetica e potenza assorbita dal corpo sulla base di prove e dati scientifici consolidati e verificati; come si può leggere dall'apposita sezione del documento della ICNIRP infatti, casi o fenomeni la cui causa non è possibile ricondurre univocamente all'emissione di onde elettromagnetiche non è stato tenuto in considerazione durante la scrittura delle linee. Esse inoltre prevedono una differenziazione a seconda della frequenza di lavoro (i 6GHz) ed il periodo per il quale si viene irradiati dall'onda (maggiori o minori di 6 min).
Per quanto riguarda i limiti imposti dall'Europa, essi seguono il "1999/519/EC: Council Recommendation of 12 July 1999 on the limitation of exposure of the general public to electromagnetic fields (0 Hz to 300 GHz)" mentre quelli italiano sono relativi al dpcm 8.7.2003, un aggiornamento di un precedente dpcm del 2001. Andando ad analizzare i valori presenti sia nelle linee della ICNIRP del 1998 e 2003 e confrontandoli con quelli attualmente in vigore in italia e in europa, si può notare come l'italia presenti attualmente vincoli molto più rigidi rispetto a quelli presenti in europa e a quelli dettati dalla stessa ICNIRP, presentando anzi valori che potrebbero essere aumentati in quanto ci si trova ben sotto la soglia imposta.
Altro argomento di particolare interesse è l'utilizzo per il 5g della frequenza dei 27GHz e delle possibili conseguenze sulla salute; anche in questo caso ci viene in soccorso il documento della ICNIRP nel quale viene evidenziato come l'utilizzo di frequenze superiori ai 6GHz (aumentabile ai 10GHz tenendo in considerazione alcuni casi che però al momento non sono ritenuti attendibili dall'ente) sarebbe addirittura meno dannoso per quanto riguarda l'aumento della temperatura corporea, sia locale che globale, rispetto all'utilizzo di frequenze minori.
Possiamo concludere dunque affermando che la pericolosità del 5G non sussista, perlomeno per quanto riguarda gli elementi riportati di sopra, ma anzi, grazie anche all'inadeguatezza e all'età del decreto italiano, l'Italia sia ancor meno in pericolo rispetto al resto del mondo.
A cura di Paolo Lucantonio





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