L’inconsistenza dell’opposizione italiana ai tempi del Coronavirus.
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- 2 mag 2020
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 3 mag 2020
L’Italia, ormai da mesi, sta affrontando una grave emergenza sanitaria che con il tempo si sta tramutando in emergenza socio economica. In questa fase il ruolo della classe politica assume una posizione ancor più determinante per le sorti del paese ed è per questo che proponiamo la seguente riflessione. La maggioranza di governo e l’opposizione dovrebbero lavorare compattamente, in modo responsabile e costruttivo al fine di fronteggiare lo stato di emergenza attuale, ma non è così. Le mancanze certamente sono da entrambe le parti. il governo è colpevole di essersi mosso quasi unicamente con uno strumento,Il Dpcm,escludendo dalla discussione politica le altre forze. Inoltre il governo è reo di scarsa comunicazione con il parlamento, andando a riferire meno di ciò che poi racconta in diretta Facebook al popolo. Tuttavia dall’opposizione una risposta chiara e articolata tarda ad arrivare, rallentata per lo più da interessi personali e di partito. Pierluigi Bersani qualche giorno fa raccontava di quando faceva parte dell’opposizione, affermando:”Quando c’era un problema nazionale, come terremoto o terrorismo, l’indicazione era zitti e pedalare, solidarietà, collaborazione, e se quel governo non ci piace, adesso ce lo facciamo piacere e poi si vedrà”. Questo sentimento di responsabilità non ha però pervaso i cuori dei nostri attuali politici. I due partiti principali della destra, Lega e Fratelli d’Italia, sembrano limitarsi a lamentele, del tutto lecite, ma sterili se non affrontate. Le proposte effettive, suggerite al governo, non sono né adatte né mirano alla risoluzione della situazione. Per giorni è stata presentata da Salvini e Co l’idea di riservare un canale Rai che trasmettesse lezioni per gli studenti bloccati a casa dal virus. La proposta è certamente interessante anche se un canale riservato all’istruzione già esiste, in ogni caso non potrebbe essere il centro di una discussione politica ben più ampia e complessa. Inoltre Lega e Fratelli d’Italia gridando prima all’apertura delle attività poi alla chiusura e poi di nuovo alla riapertura hanno generato disordine che sommato al dibattito sul tema Europa gli ha fatto perdere credibilità. Poi c’è Forza Italia, lo storico partito del centro destra che appare “addormentato”. Le personalità di spicco non hanno assunto una posizione ben chiara né si sono esposte quando avrebbero dovuto. Il vicepresidente Antonio Tajani è rimasto cauto e per lo più si è limitato a rafforzare la sua storica idea europeista. Berlusconi, non più al centro dei giochi, negli ultimi giorni si è limitato a qualche dichiarazione in appoggio all’adozione del MES. Mercoledì scorso l’onorevole Carfagna ha riscosso successo con il suo intervento alla camera, soffermandosi sulla polemica riguardo l’assenza delle donne nella Task Force del governo. La tematica è rilevante ma non ci si è concentrati sulle strategie intraprese dal suo partito. Allora chi rimane? Quasi nessuno. C’è Carlo Calenda che, con il suo partito “Azione”, rappresenta una piccola fetta dell’elettorato. Lui risulta essere in prima linea da giorni nel dibattito politico, analizzando ogni mossa del governo, criticando in modo responsabile, e mettendo costruttivamente sul tavolo idee e soluzioni alle problematiche. Durante la fase iniziale dell’emergenza, Calenda si proponeva al governo come consulente esterno, mettendo a disposizione le proprie competenze ai fini del raggiungimento di un obiettivo comune. Nella fase di programmazione delle riaperture ha proposto uno modello organizzativo, mentre per quanto riguarda il dibattito europeo, non si è mai limitato a criticare ciò che non è stato ottenuto, piuttosto ha avanzato suggerimenti rispetto ciò che l’Italia avrebbe potuto chiedere nelle successive occasioni. Proprio lui giorni fa si è appellato agli altri esponenti moderati per formare un ipotetico fronte di opposizione responsabile. Siamo ancora molto lontani..
A cura di Gianmarco Aureli





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