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Coronavirus e scuola: Quali sono le priorità?

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  • 27 apr 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 3 mag 2020

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L’emergenza Coronavirus ha avuto un impatto considerevole sulla scuola italiana, mettendo in risalto problematiche strutturali dell’intero sistema. In questo contesto rimane vivo il dibattito su un’eventuale possibilità di svolgere in presenza gli esami di maturità, ma siamo sicuri che sia questa la priorità del momento?

Quello dell’istruzione risulta essere uno dei settori più colpiti dall’emergenza Covid-19, dal 5 marzo infatti, la campanella ha smesso di suonare in tutti gli istituti italiani, e da quel momento abbiamo iniziato a riscontrare una serie di problematiche che hanno evidenziato una triste realtà, la scuola Italiana non è al passo con i tempi.

Se da una parte apprezziamo con grande orgoglio la grande generosità e dedizione che hanno mostrato i nostri docenti, i quali hanno messo in atto sin da subito iniziative individuali per avviare lezioni online, dall’altra parte dobbiamo constatare una mancanza di formazione adeguata degli stessi relativa all’utilizzo degli strumenti digitali, essenziali per portare avanti la cosiddetta didattica a distanza. Uno studio dell’Ocse ha infatti rivelato che l’Italia è di gran lunga sotto la media europea per quanto riguarda la formazione “ICT” del corpo docenti. Pertanto, gli 85 milioni stanziati dal governo per le scuole, finalizzati principalmente all’acquisto di piattaforme e strumenti digitali per gli studenti meno abbienti, dovranno poi assolutamente essere accompagnati da nuove misure per la formazione degli insegnanti che porti ad un’evoluzione della didattica. Avrebbe poco senso infatti, dotare ogni studente di strumenti digitali, se poi la proposta didattica rimanesse legata a modelli del passato.

Un’altra grande problematica è quella dell’edilizia scolastica; siamo tutti a conoscenza della situazione relativa agli edifici scolastici pubblici in Italia, ai limiti della sostenibilità in condizioni normali, figuriamoci nel pieno di un’emergenza come quella attuale. Secondo diversi studi, la dimensione delle aule nelle nostre scuole, non supera i 45 metri quadrati, pertanto le medesime, tenuto conto delle norme di distanziamento sociale, non sarebbero in grado di ospitare più di 10-12 alunni, un problema da considerare per un’eventuale ripresa. La soluzione potrebbe essere quella di utilizzare i cortili all’aperto (come in Danimarca), sappiamo infatti che la vigente normativa sull’edilizia scolastica del 1975, prevede che 2/3 dell’impronta a terra della scuola dovrebbero essere destinati a spazi all’aperto, ma ovviamente urgerebbero interventi di manutenzione e sanificazione.

In questo contesto, a dir poco burrascoso, si dibatte sulle eventuali possibilità di svolgimento degli esami di maturità in presenza. "Auspico davvero che ci sia la possibilità, come anche tanti ragazzi ci stanno chiedendo, di svolgere almeno l'orale dell'esame di maturità in presenza.” – ha affermato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in merito alla prova di maturità.

Ora, capiamo l’importanza che il “rito di passaggio” degli esami possa avere per gli studenti Italiani, che hanno giustamente il desiderio di coronare un percorso di studi lungo e faticoso con una degna cerimonia. Ma è veramente la priorità assoluta in questo momento storico?

Non sarebbe forse meglio sfruttare questo periodo di tempo per investire con decisione (e finalmente ci sentiamo di aggiungere) su una formazione adeguata dei docenti e su una riqualificazione seria degli edifici scolastici?

Per di più, parliamo di un esame che, dati alla mano, fornisce veramente pochissime indicazioni utili sia al mercato del lavoro che alle università, ed i test di ammissione delle varie facoltà ne sono la prova lampante. Una maturità, quella italiana, che nonostante le apprezzabili riforme introdotte nel 2019, risulta essere ancora troppo ancorata alle discrezionalità delle singole commissioni, e quindi incapace di fornire risultati attendibili a livello omogeneo.

Alla luce di tutto ciò, confidiamo nel buon senso delle istituzioni, affinché prendano le decisioni che possano effettivamente rendere la scuola del domani un posto migliore e più efficace per i nostri studenti, prendendo questa crisi come spunto per un possibile percorso di miglioramento. Per quanto riguarda gli esami di maturità, ci sarà modo, una volta finito questo inferno, per i maturandi, di festeggiare la fine di un percorso che comunque rimane importante e significativo, ma non rischiamo di vanificare gli sforzi fatti fino ad ora per un rito di cui si può benissimo fare a meno.


A cura di Davide Mele


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