Combattere la crisi abbattendo la burocrazia: il "Modello Genova" per rilanciare l'Italia.
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- 3 mag 2020
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Le conseguenze economiche dell’emergenza Covid-19 nel nostro paese sono sempre più allarmanti, il primo trimestre 2020 ha registrato un calo del PIL pari al 4,7%, una discesa senza precedenti nelle serie storiche degli ultimi 25 anni. Per di più, le previsioni circa l’immediato futuro non sono affatto confortevoli, con una contrazione che potrebbe arrivare addirittura intorno al 10%. Inevitabilmente, sono gravi anche gli effetti sul mercato del lavoro, seppur infatti il tasso di disoccupazione risulta essere stabile (-0,1%), nell’ultimo periodo si è registrato un vero e proprio boom di inattivi (i cosiddetti “scoraggiati”), addirittura + 301 nell’ultimo mese.
Pertanto, se da un lato è sacrosanto attuare politiche di natura “assistenzialista”, garantendo liquidità alle famiglie in difficoltà, dall’altro urge adottare un piano di investimenti che possa permettere all’Italia innescare un meccanismo virtuoso di distribuzione della ricchezza e creazione di posti di lavoro, che le permetta di riguadagnare la fiducia dei partner europei.
Purtroppo negli ultimi 20 anni in Italia, abbiamo assistito a politiche di non investimento, e quando lo si è fatto, ci si è andati ad impantanare in quella pesante e complessa macchina burocratica, di cui sono frutto le innumerevoli “cattedrali del deserto” sparse per il territorio nazionale.
In questi giorni, tuttavia, abbiamo assistito ad un evento unico. Il 28 aprile, infatti, a poco più di 20 mesi dal crollo del viadotto Morandi di Genova che aveva provocato 43 vittime, vi è stata la cerimonia di “rinascita” del ponte sul Polcevera, un’infrastruttura disegnata dall’architetto Renzo Piano e realizzata dalla società creata da Fincantieri Infrastructure e Salini Impregilo, PerGenova. Una vera e propria impresa, considerati i precedenti in Italia, il cui segreto giace in un’eliminazione di tutti quei vincoli e cavilli ridondanti che rendono più farraginose e meno fluide le procedure per la realizzazione di grandi opere, con l’adozione del codice degli appalti europeo in deroga a quello Italiano.
“Abbiamo fissati fin da subito obbiettivi condivisi, allineando tutte le amministrazioni coinvolte, e lavorando in parallelo, con assunzione delle responsabilità ed eliminazione dei vincoli” – Ha detto il sindaco-commissario per la realizzazione dell’opera Marco Bucci. E’ stata una gara d’appalto che ha permesso di selezionare un vincitore sulla base di criteri oggettivi e con adeguata motivazione, ma senza indicare un secondo classificato, evitando così i soliti ed interminabili ricorsi al Tar.
Emblematiche sono le parole del presidente di Fincantieri, Giampaolo Massolo: “Genova è la dimostrazione che in Italia ci sono sia le competenze che le possibilità di metterle a sistema, quello che andrebbe ripensato è l’oggettiva complessità e macchinosità delle norme che necessita di una notevole semplificazione”.
Preso atto della sopracitata situazione, risulta quasi folle la proposta di riforma del Codice degli Appalti del Ministero delle Infrastrutture di cui si parla da tempo, con la bozza messa a punto dalla commissione tecnica che prevede ben 311 articoli, e per fortuna che doveva essere una semplificazione.
Fortunatamente, negli ultimi giorni, vuoi per le necessità dettate dalla crisi, vuoi per il lampante esempio di Genova, sembra che a Palazzo Chigi qualcosa stia cambiando in questo senso. Si sta facendo largo infatti, tra le proposte dell’esecutivo, l’idea di un vero e proprio semestre bianco antiburocrazia per le opere pubbliche di primaria importanza. Tale iniziativa permetterebbe di mettere in campo regole, energie e risorse del tutto inedite per la storia repubblicana, definendo un termine di breve scadenza entro il quale si possa agire secondo regole snelle ed eccezionali, in deroga alle norme tradizionali, fatto salvo sempre degli aspetti intoccabili relativi ad antimafia e trasparenza. Tale misura, oltre a poter sbloccare una serie di opere pubbliche attualmente ferme, avrebbe anche il duplice effetto di preparare il campo per una futura riforma più strutturale nel segno di un drastico taglio alla burocrazia, costituendo così un vero e proprio punto di svolta per il paese.
Per una rinascita economica e produttiva dell’Italia non si può fare a meno di una politica decisa di investimenti, ci auguriamo in tal senso, che il “Modello Genova” rappresenti il punto di partenza per un percorso di cambiamento che non può più essere rimandato.
A cura di Davide Mele





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